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RF-ID sta arrivando il momento delle PMI Stampa E-mail
Le grandi aziende puntano alla completa integrazione della propria supply chain, facendo della padronanza delle tecnologie RFID la discriminante per la scelta dei fornitori. L’impatto sulle PMI.
Sembrava una “americanata”. Nel giugno del 2003 il colosso dei colossi della grande distribuzione americana, Wal-Mart, seccamente comunicava che entro la fine del 2004 i suoi 100 principali fornitori avrebbe dovuto dotare ogni cartone e pallet diretto ai suoi  magazzini di etichetta radio (transponder). Tutti gli altri fornitori, in pratica gran parte delle aziende di beni di consumo e di beni durevoli operanti negli Stati Uniti, avrebbe dovuto adeguarsi entro la fine del 2005. Ai costi attuali dei TAG, un fornitore di alimentari non deperibili (grocery), con un fatturato annuo di 5 miliardi di dollari, deve prevedere una spesa aggiuntiva di 33 milioni di dollari, senza contare l’adeguamento dei sistemi di gestione del magazzino.

Follie d’Oltreoceano, si sono affrettati a dire gli analisti, che se mai arriveranno in Europa dovranno passare alcuni anni, e anche di più per l’Italia. E invece…  E invece anche i giganti della GDO operanti nel nostro Paese si sono messi in moto con una rapidità imprevista. Certamente non con la strategia a bulldozer di Wal-mart, ma comunque in modo deciso, anche perché i veri benefici dell’utilizzo dell’RFID nel settore diventano tangibili solo se sono generalizzati. Una recente inchiesta della società di consulenza A.T. Kearney quantificava in un 5 per cento la riduzione della quantità di merci da  tenere a magazzino e del 7, 5 per cento la riduzione dei costi di gestione e movimentazione per un’azienda della GDO in seguito all’adozione dell’RFID per la maggioranza delle merci in entrata.

Colossi come Auchan, per fare solo un nome, che operano con margini operativi ridotti per la natura stessa del business di cui si occupano, non possono non vedere l’interesse che rivestono queste tecnologie. L’impatto sui fornitori sarà immediato, anche se forse non con le dimensioni di investimento che ricordavamo sopra, se non altro per la minore dimensione media  delle aziende italiane. Ma l’effetto a catena si farà comunque sentire anche sulle aziende più piccole per un altro fenomeno che sta guidando l’adozione dell’RFID, e che va ben oltre i benefici attesi da una più snella gestione del magazzino della GDO. Le aziende di grandi dimensioni vedono infatti nell’utilizzo delle etichette radio la chiusura del cerchio per la gestione finalmente integrata e automatizzata della loro supply chain, settore dove hanno compiuto investimenti colossali negli ultimi dieci anni anche in Italia.

Ponendo un tag RFID su ogni contenitore che attraversa la supply chain di una grande azienda è possibile per quest’ultima monitorare in tempo reale lo stato delle forniture da un lato e quello delle consegne dall’altro. Con l’arrivo poi dei tag scrivibili, ogni fase della lavorazione e della consegna potrà essere registrata e rilevata in modo automatico. E’ evidente come queste innovazioni, se porteranno un forte aumento di controllo e flessibilità per le grandi aziende, avranno un grande impatto su quelle piccole e medie che, soprattutto in Italia, operano spesso come fornitori di quelle grandi, con livelli di integrazione nel ciclo di produzione e consegna (il fenomeno del “terzismo”) tra le più spinte a livello mondiale. I vantaggi che l’adozione dell’RFID promette alle grandi aziende sono tali che la pressione sulle medie e piccole sarà inevitabilmente molto forte, fino a diventare forse una discriminante nella selezione dei possibili fornitori. A differenza infatti del passato, dove erano possibili guadagni premendo sulla riduzione dei prezzi di fornitura, ora le grandi aziende si sono accorte che i maggiori risparmi derivano dalla razionalizzazione dei propri processi interni, per la quale l’integrazione della supply chain via RFID è una componente fondamentale. Per fare un solo esempio, secondo un recente studio di Deloitte, i rasparmi possibili solo nei processi legati alla gestione dei magazzini sarebbero dell’ordine del 20 per cento, un’enormità non comparabile a qualunque “limatura” dei prezzi di fornitura ancora compatibile con i conti economici dei terzisti a qualità costante.

Di questi argomenti e delle problematiche tecnologiche e organizzative legate alle tecnologie RFID si parlerà nel corso di Net@PMI dal 18 al 20 marzo 2004 alla Triennale di Milano. Di particolare  rilevanza sarà il seminario previsto nel pomeriggio del 19 marzo e dedicato a RFD e Supply Chain Management per le PMI, durante il quale interverranno Tullo Mosele, consigliere di AILOG e Luigi Battezzati, docente al Politecnico di Milano e uno dei massimi esperti italiani dell’argomento, e Massimo Damiani di Softwork, editore del portale RF-ID.it. 
La partecipazione all’evento è gratuita fino ad esaurimento dei posti disponibili. Per l’iscrizione è sufficiente compilare il modulo che si trova a www.netpmi.it/agenda_2.html.
 
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